La Pandemia ha destabilizzato psicologicamente le nostre sicurezza
E’ passato circa un anno da quando è iniziata la Pandemia, che ci ha colto di sorpresa, nessuno immaginava potesse succedere un evento mondiale di tale portata, un qualcosa che ci ha fermato, che ha cambiato le nostre vite, il nostro modo di relazionarci agli altri, che ha limitato in parte le nostre libertà, i nostri spostamenti..
Un pericolo esterno, un nemico invisibile, per questo ancora più insidioso, che ci ha spinto però probabilmente, anche a riflettere sui nostri valori e sulle nostre priorità, a guardarci dentro, facendo emergere le nostre fragilità e le nostre capacità di resilienza. Certamente, questa imprevedibilità e incertezza, nonché le varie paure hanno generato stress e ansia, se non scene di panico a volte.
Una nuova quotidianità determina nuovi contesti psico-emozionali.
Se le persone in età lavorativa si confrontano con nuove modalità, nonché con maggiori difficoltà psicologiche, sociali ed economiche, i giovani, ragazzi e bambini sentono forse ancora di più il distacco sociale da tutto ciò che riempiva le loro vite, scuola in presenza, sport, feste, amici, nonni..tutto molto spesso si è trasferito su piattaforme virtuali..una modalità che ha preso campo significativamente in ogni settore, cosa che si può cogliere come opportunità di nuovi apprendimenti, ma che deve lasciare spazio ad un ritorno a vivere in presenza le nostre vite, all’ alba dell’ arrivo dei vaccini, che potrebbero consentirci di ritrovare una maggiore serenità.
La Pandemia ci ha cambiato.
Certamente tutto questo ci ha cambiati, la pandemia ci ha cambiati e ci cambierà, torneremo ad una normalità, ma una normalità diversa, nuova; questo senso di perdita del controllo è in generale un po’ destabilizzante, per alcuni ancor di più, in effetti sono aumentate situazioni di disagio psicologico, acutizzando disturbi pregressi di ansia, somatizzazione, stress, disturbi alimentari ed altro o generandone di nuovi, relativi a stati depressivi o ansiogeni di varia entità.
Può essere così opportuno, chiedere subito aiuto, evitando l’ innescarsi di circoli viziosi che vanno ad interferire con la quotidianità, creando sofferenza o cronicizzando dinamiche, da cui sarebbe poi più difficile uscire, quando magari, in fase iniziale il problema si potrebbe risolvere con molta più semplicità grazie ad un consulto psicologico.
Perché affidarsi ad uno Psicologo Cognitivo Comportamentale.
L’ approccio cognitivo comportamentale, di terza generazione, accompagnando a vivere in modo esperienziale le situazioni, orienta ad una maggior flessibilità, ci connette nel momento presente, con le nostre sensazioni ed emozioni e con il nostro sé, ci defonde dai nostri pensieri, spingendoci con azioni impegnate verso i nostri valori. Lo psicologo, in tutto questo, conduce, dando una nuova visione della situazione, più ampia con uno sguardo diverso, capace di aprire a nuove opportunità.


