“Sono i limiti del mio linguaggio a significare i limiti del mio mondo”
L. Wittgestein
“… Mentre il discorso contemporaneo sostiene che la vera vita sia fuori dalla scuola, che essa non abbia alcun rapporto con il sapere, il lavoro dell’insegnante dovrebbe essere quello di mantenere il sapere strettamente legato alla vita. Dunque più il desiderio di sapere s’irrobustisce, acquista forza, energia, slancio, più l’apertura del nostro mondo si allarga. Tuttavia, garantire questa esperienza non è impresa facile.. “ (M. Recalcati)
In un mondo che scorre veloce, dove la comunicazione passa attraverso i social, in una dimensione di distrazione, può risultare più difficile la concentrazione, sullo studio, la lettura, che si può ritrovare con l’ interesse, la curiosità, la motivazione a scoprire quella conoscenza, capace di rendere “liberi”, di pensare e di esprimersi con un linguaggio appropriato e di scoprirsi nel proprio talento, motivati a seguirlo, coltivando le proprie passioni e crescendo come “persone”, con uno sguardo nuovo, verso orizzonti più ampii e luminosi.
Viversi e restare nel momento presente, riconoscere le sensazioni, esprimere le proprie emozioni e il proprio pensiero, ovvero sapersi orientare assertivamente, affrontando anche eventuali imprevisti, con flessibilità psicologica , superando le normali difficoltà con resilienza, affinando le proprie capacità non solo intellettive, ma relazionali e abbracciando abilità sociali nuove e più funzionali nel contesto specifico, renderà il periodo scolastico più fluido, trasformandolo, in un momento di crescita, in uno scambio interazionale fra allievi, ma anche con insegnanti e genitori, che rappresentano la guida e il supporto nel nuovo cammino. Tuttavia, non sempre tutto è così semplice e lineare, lungo il percorso ci possono essere momenti di difficoltà, ritrovare la giusta via, è importante, molte volte avviene in autonomia, ma quando il livello di ansia sale troppo, rendendo disfunzionale il proprio rendimento e soprattutto, interferendo sul proprio stile di vita e sulle relazioni, quando le paure diventano fobie, trasformando la normalità in un problema da risolvere, che la mente rende insolubile, agganciandosi a mille pensieri catastrofici o amplificati, allora bisogna saper chiedere aiuto, senza paure, senza giudicarsi, senza sentirsi giudicati.
Rivolgersi ad uno psicologo non significa essere deboli, ma essere coraggiosi,significa avere consapevolezza che c’è un problema e provare a cambiare; dall’altra parte si troverà un professionista che se psicologo e psicoterapeuta, avrà una formazione professionale e personale e saprà accogliere la persona, in una dimensione empatica tale da consentire apertura, sarà così possibile, in ambito cognitivo comportamentale di terza generazione, procedere ad una proposta terapeutica, con le giuste tecniche esperienziali e non, condivisa con il paziente e che sappia rispondere alle sue caratteristiche personologiche , accompagnandolo in un percorso di crescita emotiva ed affettiva e capace di renderlo curioso di nuovi apprendimenti. Se c’è un disagio è importante chiedere aiuto subito, per rendere più semplice la soluzione del problema.


